Peggiora il posizionamento internazionale degli atenei italiani. A dirlo è l’edizione 2025 della classifica “Global 2000” del Center for World University Rankings (Cwur), in uscita oggi, che analizza oltre 21mila università sparse per il mondo, individuando le migliori 2mila.

Il peso specifico del nostro sistema accademico diminuisce rispetto a 12 mesi fa. Sia perché le presenze tricolori scendono da 67 a 66, sia perché l’80% peggiora: solo dieci università avanzano, tre sono stabili e 53 arretrano. A causa essenzialmente di una perdita di competitività nel campo della ricerca, che pesa per il 40% del paniere mentre il restante 60% dipende da istruzione (25%), occupabilità (25%) e qualità dei docenti (10%).

Tutto ciò in un contesto globale che, nonostante la crociata avviata dall’amministrazione Trump, vede primeggiare ancora Harvard. Ma che registra il sorpasso della Cina ai danni degli Stati Uniti con 346 rappresentanti in lista contro 319 laddove l’anno scorso lo stesso rapporto era, rispettivamente, di 324 a 329.

Le presenze tricolori

Partendo dall’Italia, un altro dato che balza agli occhi è che delle 66 istituzioni appartenenti alla top 2mila solo 14 vedono salire gli indici di produttività della ricerca a fronte delle 52 che subiscono invece un calo. L’università migliore resta la Sapienza di Roma, in discesa però di una posizione: 125esima anziché 124esima. L’ateneo capitolino perde in termini di qualità dell’istruzione, del corpo docente e della ricerca, ma migliora nell’indicatore di occupabilità. Alle sue spalle troviamo di nuovo Padova, che cala di cinque piazze e diventa 178esima. Altrettante ne perde la terza in classifica (Milano Statale) che diventa 191esima, davanti all’Alma Mater di Bologna (204esima) e a Torino, che invece scala tre posizioni, risalendo dalla 245esima alla 242esima. La top ten italiana è completata da quattro atenei nella fascia 200-300 (Napoli Federico II che migliora di dieci posti, Firenze che ne perde sette e il tandem Genova e Pisa,che restano stabili rispetto al 2024), seguiti da Pavia (327esima). Un quadro che il presidente del Cwru, Nadim Mahassen, ha commentato così: «Mentre diversi Paesi pongono lo sviluppo dell’istruzione e della scienza in cima alla loro agenda, l’Italia fatica a tenere il passo. Senza finanziamenti più consistenti e una pianificazione strategica più efficace l’Italia rischia di rimanere ulteriormente indietro nel panorama accademico globale in rapida evoluzione».