È bello (anche) perché è strano, lo sport. Irrispettoso di valori e pronostici, quando capita. E a volte, anche se in misura minore rispetto ad altre discipline, capita anche nel rugby.

Il Viadana aveva condotto con una certa tranquillità la stagione regolare della Serie A Élite, ennesima denominazione del massimo campionato ovale, chiudendola da capoclassifica. In finale trovava una delle squadre più blasonate, il Rovigo. Quello stesso Rovigo che però - meno di due mesi prima - la squadra della provincia di Mantova aveva battuto con un punteggio “imbarazzante”: 62-34.

Atto conclusivo del torneo a Parma, in campo neutro, davanti a un tutto esaurito da 5mila spettatori. Nel primo tempo dominio netto del Viadana, con il team avversario che si trova quasi sempre sotto pressione, soffre oltre misura in rimessa laterale, subisce un paio di espulsioni temporanee e sembra andare vicino al ko tecnico, prendendo tre mete trasformate nel giro di sette minuti, a ridosso della mezz’ora.

Ai lombardi riesce tutto facile, il terza linea Locatelli è un iradiddio, il mediano di apertura Roger Farias costruisce, converte le mete e una la segna anche in prima persona. E pazienza, pensano i supporter gialloneri, per la prima segnatura dell’incontro, sostanzialmente regalata a Rovigo: la squadra veneta, messa sotto pressione, aveva trovato un intercetto con l’ottimo capitano Diederich Ferrario e imbastito un contrattacco che, anche con un po’ di buona sorte, aveva portato Matteo Moscardi oltre la linea di meta. Sul 7-21, all’ultimo minuto della prima frazione, i rossoblù polesani ottengono una punizione da una rara sortita in attacco e si guardano bene dal cercare il bersaglio grosso: bastano i tre punti firmati dal calciatore Thomson per risollevare un po’ il morale.