Lui, lei, l'altro: è stato Macron a chiamare Meloni ma è stato Merz a metterli in contatto. E in questo triangolo politico c'è l'Europa che deve trovare il modo di stare insieme e avere ancora un ruolo. E c'è l'Italia. Da mesi il dibattito sulla politica estera ha trasformato il Parlamento in un bar dello sport, dove si analizza quotidianamente — fotogramma per fotogramma — se in campo internazionale la premier sia finita o meno in fuorigioco. E si vede come Meloni fatichi a trattenersi, perché — come ha confidato a un ministro — «’sta storia che sarei isolata mi ha stufato. Ma se sono diventata un infopoint h24...».
Così gli ha descritto gli eventi delle ultime settimane, come fosse davanti al Var. Il 16 maggio a Tirana non aveva preso parte al vertice dei Volenterosi con Zelensky e contro di lei si era alzata la bandierina dopo la lite con Macron. Il 18 aveva ricevuto Vance e von der Leyen a Palazzo Chigi, ma le avevano detto che non contava. Poi a sera Trump aveva riunito in video conferenza gli alleati alla vigilia del colloquio con Putin. E mentre il presidente americano faceva il contropelo al presidente francese, lei c’era. E c’era anche il giorno dopo, quando al gruppo si è unita la presidente della Commissione.






