Perché sì: “Questione di etica e sostenibilità”
“Quella che chiamiamo eufemisticamente carne sono in verità pezzi di cadaveri, di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero?”, chiedeva provocatoriamente lo scrittore Tiziano Terzani. Il tema dell’etica e della compassione è uno dei motivi per cui i ricercatori hanno avviato la sperimentazione di carne coltivata, ottenuta da cellule staminali sviluppate in laboratorio, quindi senza la necessità di allevare e macellare polli, bovini, suini. Poi c’è la sostenibilità.
G&B Festival, Nappini e Conti: "Carne coltivata, sì o no? La sostenibilità nel piatto"
“I cambiamenti climatici in atto e l’elevato tasso di inquinamento impongono di trovare alternative all’industria della carne tradizionale, una filiera basata sugli allevamenti intensivi, che hanno un rilevante impatto ambientale”, sostiene Luciano Conti, professore del dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Università di Trento. Un’alternativa, la carne “sintetica”, che permetterebbe a tutti di beneficiare delle proteine animali diverse rispetto a quelle vegetali, contenute, per esempio, in legumi, avena o frutta secca. Alla luce di tali benefici, gli esperti stanno lavorando per risolvere le sfide relative a questo alimento, ovvero l’alto costo e la complessità produttiva. “Per ovviare a entrambe le criticità sono ora in commercio, a Singapore e negli Stati Uniti, solo prodotti ibridi, costituiti cioè, oltre che da cellule animali, in particolare di pollo, anche da fibre”, spiega il biologo.






