Non è propriamente Italian sounding, ovvero imitazione di prodotti che richiamano in made in Italy, perché i prodotti in questione sono ambedue rigorosamente italiani ma la "confusione" fra il Parmigiano reggiano e il Grana padano, in un vero e proprio "dilemma della formaggiera", a volte può costare caro. Come è accaduto in due ristoranti, uno a Merano e l'altro a Reggio Emilia che, nei giorni scorsi, sono stati multati con sanzioni salate per aver ignorato la differenza fra i due formaggi simbolo dell'eccellenza tricolore. E aver indicato nel menu la presenza del Grana con la dicitura errata di Parmigiano che invece non era nei piatti in carta.

A scoprire questa "confusione" e a sanzionarla sono stati gli agenti del Consorzio tutela del Parmigiano Reggiano a cui il fenomeno è noto come spiega a Il Gusto il presidente Nicola Bertinelli: "Il Consorzio plaude a un altro successo nella sua missione di vigilanza del prodotto, che negli ultimi anni è stata rafforzata in particolare nei confronti del mondo della ristorazione. Laddove in Italia negli ultimi anni nel settore della Gdo si è creato un contesto di comportamenti corretti, questi provvedimenti dimostrano che il Consorzio deve mantenere alta l’attenzione nei confronti del mondo della ristorazione, dove spesso riscontriamo problemi di corretta denominazione o di uso ingannevole del nome Parmigiano Reggiano per prodotti similari". Perché i marchi registrati si possono attribuire solo e soltanto a quei determinati prodotti e non a qualsiasi altro formaggio da grattugiare. Un fenomeno in crescita come ci hanno confermato gli agenti vigilatori del Consorzio che nei primi mesi del 2025 hanno già effettuato 80 controlli nei ristoranti in Italia, con 15 contestazioni di tipo amministrativo e per questo si presterà una sempre maggiore attenzione al canale Horeca. (in alcuni casi con multe come neo casi citati, in altri sono diffide che possono trasformarsi in sanzioni se non viene risolto il problema entro un limite temporale stabilito)