Cosa ci fa lo stesso prodotto tra gli stand di alta gastronomia e i tappeti elastici del fitness? A prima vista può sembrare una forzatura, o almeno un curioso caso di doppia identità. E invece no, il Fico d’India (dell’Etna Dop, ndr) riesce a calcare entrambi i palcoscenici, prima al McFruit, poi in fiere di settore in Canada, poi al RiminiWellness (fino al 1 giugno). Eventi agli antipodi solo in apparenza, se si considera che oggi i confini tra ciò che nutre e ciò che fa bene al corpo si fanno sempre più porosi. Un prodotto che si lascia assaggiare da buyer e nutrizionisti, che affianca tartare di tonno e piani di integrazione alimentare. Non è da tutti – verrebbe da dire – sedersi accanto a una burrata e poi fare stretching con uno smoothie in mano, senza perdere coerenza. Il tutto ragionando sull’essenza di una materia prima per secoli considerata povera, o difficile.
L’INIZIATIVA
Sicilia, destinazione cibo. E raccontarla è un’arte
13 Marzo 2025
Ambiguità commerciale o versatilità? Decisamente la seconda. Il Fico d’India è un frutto che, nonostante un passato da outsider, è conosciuto per le sue proprietà fin dal XVI secolo, quando fu importato dalle Americhe. Simbolo di contaminazione fortunata, ha trovato nelle nostre regioni mediterranee - come gli agrumi prima ancora - il suo habitat naturale. Qui riesce a esprimere al meglio un profilo nutrizionale - oltre che gustativo - più che interessante. Magnesio, calcio e potassio, indicaxantina e betanina: una lista degli ingredienti, giocando con il senso delle parole, che lo incastrano di diritto nel mondo à la page dei super food. Vivo, versatile e stagionale, gli sta stretta però la veste di solo integratore nutrizionale. È in cucina - in un discorso che torna a 360° - che trova l’altra sua grande espressione. Protagonista di succhi super healty come di confetture, di liquori come di dolci, è un attore mediterraneo. Nella cucina tradizionale dell’isola di Ponza, ad esempio, si prepara una parmigiana con le pale di Fico d’India – una ricetta che racconta quanto profondamente la pianta sia entrata nell’immaginario alimentare di più territori. Anche la buccia, una volta lavata, può essere saltata in padella e servita come contorno.







