Il presidente degli Stati Uniti non ha preso per niente bene il termine “Taco” coniato per lui dall’opinionista del Financial Times, Robert Armstrong, per indicare le sue giravolte nelle strategie tariffarie. TACO è infatti l’acronimo di “Trump Always Chickens Out” (Trump si tira sempre indietro per la paura).

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29 Maggio 2025

Eppure, un altro taco che avrebbe potuto farlo infuriare c’è già stato, visto che al suo debutto finì sulla stampa internazionale. Nel 2016 Humberto Erives Molinar, proprietario della taqueria El Tío Beto di Ciudad Cuauhtémoc, nello stato messicano di Chihuahua, ha lanciato il suo “Taco Donald Trump”, come risposta alle provocazioni del tycoon durante la campagna elettorale che lo portò per la prima volta alla Casa Bianca. La ricetta è un messaggio inequivocabile: su una tortilla di mais l’istrionico proprietario della taqueria dispone fette di lingua di manzo già cotta, pochi grammi di cervello bovino, foglie di coriandolo, cipolla, succo di limone, salsa di avocado, cipolla e pomodoro. Tocco finale: filetti di muso di maiale, che in messicano è detto trompa. Il succulento taco “politico” ha avuto da subito grande successo, il riferimento al famoso personaggio è piaciuto molto alla clientela, tanto quanto il suo sapore. “Con questo taco sto commentando quello che [Trump] dice degli ispanici, dei messicani, degli immigrati”, aveva spiegato al momento del lancio Humberto Erives Molinar, sottolineando provocatoriamente che “la quantità di cervello utilizzata per la preparazione doveva essere proprio minima”.