“Trump Always Chickens Out”. È questa la definizione che sta facendo il giro di Wall Street e dei media internazionali, sintetizzata nell’acronimo “TACO”. Un soprannome sarcastico, ma con un peso preciso nel dibattito sulle politiche commerciali del presidente USA Donald Trump.

Coniato dal giornalista del Financial Times Robert Armstrong, il soprannome punta infatti il dito contro una strategia ormai riconoscibile: annunciare dazi e misure protezionistiche eclatanti, per poi ritirarle o attenuarle di fronte alle conseguenze sui mercati o alle reazioni internazionali.

Il termine si è diffuso nel dibattito mediatico dopo un articolo pubblicato il 2 maggio scorso nella newsletter Unhedged, firmata dallo stesso Armstrong. A far scattare l’analisi, l’ennesimo episodio di “dietrofront tariffario”: dazi inizialmente fissati al 145% contro alcuni prodotti cinesi sono stati rivisti al 30% nel giro di pochi giorni, con dichiarazioni distensive da parte di Washington che hanno chiuso — almeno temporaneamente — la nuova escalation commerciale.

Il fenomeno, osservano gli analisti, si ripete con una certa regolarità. Prima l’annuncio: tariffe, minacce all’Unione europea, stretta sulle importazioni dal Messico. Poi, il rallentamento: dichiarazioni più concilianti, rinvii, aperture al negoziato. È questa sequenza che ha reso “TACO” non solo un’etichetta ironica, ma un vero e proprio paradigma comportamentale nei modelli previsionali degli investitori.