Sono accusate di aver distrutto circa 2500 sepolcri di bambini mai nati o morti subito dopo il parto. Di aver liberato il settore del cimitero monumentale di Brescia, destinato proprio ad accogliere i feretri con le piccole salme, senza darne necessario avviso. Per questo, secondo il sostituto procuratore Carlo Pappalardo, devono essere condannate a due anni di carcere. Questa la richiesta di condanna formulata dalla procura nei confronti delle due dirigenti del servizio cimiteriale del Comune di Brescia che hanno chiesto e ottenuto il processo abbreviato e che il 26 settembre, al termine dell’udienza destinata all’intervento dei loro difensori, alla camera di consiglio e alla sentenza, conosceranno il loro destino processuale.
Le due funzionarie sono accusate di distruzione di cadavere, violazione di sepolcro e vilipendio delle tombe per fatti che risalgono al periodo tra il maggio e il novembre del 2021. Secondo l’ipotesi sostenuta dall’accusa la responsabile dei servizi cimiteriali, Monik Liliana Ilaria Peritore, 52 anni, e la dirigente del coordinamento amministrativo e dei servizi cimiteriali, Elisabetta Begni, che di anni ne ha 53, tra il maggio e il novembre del 2021, avrebbero ordinato di «rastrellare i sepolcri, le tombe e i feretri dedicati ai bambini mai nati, con ogni probabilità mediante l’uso di escavatori, con esumazione delle piccole salme e spargimento dei loro resti — poi dispersi o occultati — e degli effetti destinati al culto dei piccoli defunti”.






