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Redazione Brescia

Per i giudici «assoluzione perchè il fatto non sussiste». Il caso scoppiato dopo la denuncia di alcuni genitori. Amarezza per i familiari che non avevano più trovato i sepolcri dei loro piccoli. La sindaca: operato corretto

Assolte «perchè il fatto non sussiste», quindi non c'è alcun reato a carico delle due funzionarie del Comune di Brescia imputate nel processo sulle esumazioni al cimitero monumentale Vantiniano relative alle tombe di bambini mai nati: è questa la decisione con cui si è chiuso venerdì il processo a loro carico.

L'accusa aveva chiesto la condanna a due anni. La vicenda, scoppiata nel 2021, riguarda la rimozione di circa 2.500 piccoli sepolcri nel riquadro dedicato ai `bimbi mai nati´ al cimitero monumentale di Brescia, che suscitò lo sdegno di numerose famiglie lamentando di non essere stateadeguatamente avvisate e di aver trovato terriccio rimosso dove prima c'erano le tombe dei loro piccoli, corredate di peluche e piccoli oggetti. In sostanza le contestazioni riguardavano i tempi e i modi con cui le rimozioni delle tombe erano state gestite nei confronti delle famiglie. Le funzionarie indagate, per l’accusa, avrebbero ordinato di «rastrellare i sepolcri, le tombe e i feretri dedicati ai bambini mai nati, con ogni probabilità mediante l’uso di escavatori, con esumazione delle piccole salme e spargimento dei loro resti — poi dispersi o occultati — e degli effetti destinati al culto dei piccoli defunti», dal 26 maggio al 24 novembre 2021: da quando la responsabile avrebbe emesso l’avviso di esumazione di circa 2.500 tombe, «in evidente e spropositato contrasto con il fabbisogno accertato e pianificato, di 164 esumazioni per il biennio 2021-2022» e «mai portato a conoscenza» delle famiglie «con alcuna forma di adeguata pubblicità.