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Con Thanksgiving (ora disponibile anche su Netflix), Eli Roth è finalmente riuscito a fare un buon film dell'orrore. Il re di quell'abominio di sottogenere che è il torture porn ci infligge dai primi anni Duemila (da Hostel in poi) i suoi deliri esibizionisti, sadici e insulsi. Osannato per anni, questo sopravvalutato regista americano (tranquilli, l’horror ne è pieno anche da noi), solo negli ultimi anni ha visto la sua fama giustamente ridimensionata. Ironicamente, il recente Thanksgiving è una clamorosa smentita, un delizioso omaggio agli slasher degli anni '80 e '90 (ai tempi lo avremmo giudicato meno entusiasticamente, ma questo tipo di film latita e la nostalgia ci rende indulgenti). È anche un horror di critica sociale con un commento efficace rivolto all’esasperato consumismo americano. La premessa del film deriva da un fake trailer dello stesso Roth pubblicato nel 2007 insieme a Grindhouse di Rodriguez e Tarantino.

Nuova sacra festività nazionale made in Usa, il Black Friday è l’esempio più eclatante del suddetto consumismo sfrenato, e la selvaggia sequenza iniziale, ambientata in un centro commerciale di Plymouth preso d’assalto da una folla bramosa che culmina in una strage, è una scena da antologia. La sequenza di per sé costituisce anche la sconvolgente prova che Roth è in grado di costruire la tensione: un piccolo esercito di accattoni accecato dalla prospettiva di un tostapane scontato si accalca, premendo con nervosismo sulle transenne. La frustrazione e l'avidità si accumulano e la rabbia esplode quando qualcuno si rende conto della presenza di alcuni privilegiati a cui è stato concesso un accesso anticipato: sono Jessica (Nell Verlaque) la figlia del proprietario del mall e il suo gruppo di amici che lei ha lasciato entrare in negozio tagliando la fila. Una situazione già da incubo si trasforma in un massacro quando i consumatori infuriati attaccano il centro commerciale e qualcuno muore calpestato (o in altri modi orribili). Roth emula con successo la feroce satira incentrata sulla società dei consumi di George A. Romero in L'alba dei morti viventi nel 1979.