Chi pagherà il conto dei dazi nell'industria tessile? A fare le spese delle intemerate del presidente americano Donald Trump potrebbero esssere i lavoratori dei paesi in cui l'Occidente ha delocalizzato la produzione, chiamati a ridursi i salari. Ancora una volta. Vediamo.

Il 2 aprile l’amministrazione di Donald Trump ha annunciato un formidabile pacchetto di tariffe commerciali che colpisce con particolare durezza il settore dell’abbigliamento, imponendo imposte elevate su prodotti importati da paesi come Cambogia, Bangladesh, Sri Lanka, Indonesia, Lesotho e Vietnam. Queste misure, già definite punitive da molte organizzazioni della società civile, rischiano di avere conseguenze devastanti per i milioni di lavoratori che operano alla base della catena globale della moda.

Secondo una rete di sindacati e ong, Clean clothes campaign (Ccc) che opera da diversi anni per migliorare le condizioni di chi lavora nel tessile, il vero pericolo è che i costi delle tariffe vengano scaricati sui lavoratori anziché essere assorbiti dalle grandi aziende del settore. Già durante la pandemia da Covid-19 molte multinazionali hanno dimostrato quanto poco siano disposte a proteggere chi sta alla base della produzione, scegliendo invece di tutelare esclusivamente la redditività aziendale. Ne è risultato un disastro: milioni di lavoratori sono stati licenziati o hanno subito tagli drastici ai salari, senza alcun tipo di ammortizzatore o garanzia sociale.