In un mondo dove il design viene spesso trattato come un oggetto da esposizione, congelato nella perfezione delle riviste patinate o nei set cinematografici, Giulia Carioti compie un gesto tanto semplice quanto sovversivo: lo riporta a casa. Lo fa con dolcezza, ironia e un tocco di graffiante tenerezza nella mostra “Cani sui divani”, ospitata dallo Studio di Architettura 02A in occasione di Open House Roma 2025.
“È un’idea che mi è venuta osservando i cani sui divani”, racconta l’artista. E in effetti è tutto lì: nella capacità di vedere, nel quotidiano, una storia più grande. Ogni acquerello della serie – 47 in totale, accompagnati da un prezioso taccuino di studi – mette in scena un dialogo silenzioso tra un cane (o talvolta un gatto) e un pezzo iconico della storia del design. Ma non è solo un gioco di stile. È una riflessione profonda sull’abitare, sull’uso reale degli oggetti, sull’intimità domestica che scompiglia le geometrie patinate del progetto.
“Ci sono oggetti che vivono sotto i riflettori”, scrivono gli architetti di 02A. “Ma cosa succede quando questo oggetto iconico lascia le scene per entrare nella vita reale? Quando approda nei nostri salotti, circondato da pantofole, tazze dimenticate… e animali domestici?” Il risultato è una piccola rivoluzione narrativa, un “ridimensionamento del mito”, come lo chiamano loro, in cui il sublime diventa familiare e il design torna a essere umano.






