A poche ore dal rinvio a giudizio dei fondatori di Mediterranea, Luca Casarini, Beppe Caccia e Alessandro Metz, del comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, e di tre membri dell’equipaggio, l’ong risponde varando una nuova nave. “Al male noi rispondiamo raddoppiando il bene”, dice Luca Casarini, che ribadisce l’impegno a portare in aula come testimoni, dunque obbligati a dire la verità e impossibilitati ad avvalersi della facoltà di non rispondere “ministri, autorità e governi che hanno abbandonato 27 persone in mezzo al mare per 38 giorni”.

Il riferimento è al “caso Maersk Etienne” - lo stallo internazionale che ha costretto un gruppo di naufraghi a rimanere per oltre un mese su una petroliera a causa del rimpallo di responsabilità fra le autorità marittime costiere, Italia inclusa, che avrebbero dovuto accoglierli - che è costato il processo a fondatori e equipaggio dell’ong che li ha salvati. Ma Mediterranea, spiega Casarini, non ha intenzione di fare passi indietro. Anzi, in mare si presenterà con una nuova nave che andrà ad affiancare la Mare Jonio.

Caso Paragon, Mediterranea: “Noi spiati dai servizi dal 2019. Abbiamo le prove”

di Alessia Candito

Era la vecchia Sea Eye 4, adesso si chiama Mediterranea, batte bandiera tedesca e a breve sarà in mare per la sua prima missione. “È la risposta più forte e concreta che possiamo dare a chi, nel governo italiano e nelle istituzioni europee, lavora con accanimento per impedire che le vite delle persone migranti vengano salvate”, afferma Casarini. Ma vuol dire anche, aggiunge, che la flotta civile si muove unita: “Grazie alla cooperazione tra Sea-Eye e Mediterranea, questa nave è anche un simbolo perché dimostra che un altro Mediterraneo è possibile, che un altro mondo è possibile”.