PARIGI. È ancora troppo presto per dire con certezza se Emmanuel Macron approfitterà della Conferenza internazionale delle Nazioni Unite per riconoscere ufficialmente lo Stato della Palestina. Certo, l'intenzione sembra essere quella stando alle dichiarazioni delle ultime settimane rilasciate del presidente francese, sebbene regni ancora l'incertezza sugli esiti dell'appuntamento che si terrà a New York dal 17 al 20 giugno, presieduto da Francia e Arabia Saudita. L'obiettivo di Parigi è quello di arrivare a un documento finale, sostenuto dal numero più ampio possibile di Paesi. Perché una soluzione politica nell'ottica francese rappresenterebbe un elemento utile alla soluzione del conflitto, con garanzie di sicurezza anche per Israele.
Gaza: folla di profughi assedia il deposito di aiuti Onu sotto gli spari
Una dinamica che vuole essere collettiva, evocata dallo stesso Macron ieri dall'Indonesia: «Faremo scattare il movimento di riconoscimento dello Stato palestinese a certe condizioni: la liberazione degli ostaggi, la demilitarizzazione di Hamas, la sua non partecipazione alla governance, ma anche il fatto che questo Stato riconoscerà Israele e il suo diritto a proteggersi». Durante la seconda tappa del suo tour nel Sud Est asiatico, l'inquilino dell'Eliseo ha ricevuto l'endorsement dell'omologo indonesiano Prabowo Subianto che ha dato la disponibilità nel «riconoscere Israele e a stabilire delle relazioni diplomatiche» una volta che lo Stato ebraico avrà «riconosciuto la Palestina». Una sponda importante per Macron quella di Giacarta, dove vive la popolazione musulmana più numerosa al mondo.







