Cento maratone in cento giorni, una in ogni regione d’Italia, e infine una sfida estrema: la 100 chilometri del Passatore, da Firenze a Faenza. È terminata così l’impresa sportiva e umana di Marco Matteazzi, 24enne di Altavilla Vicentina, reduce da «100 maratone in 100 giorni consecutivi contro il bullismo», un progetto nato dalla sua storia personale di esclusione e rinascita, che ha saputo trasformare in un messaggio collettivo di forza e riscatto. Dietro ogni traguardo c'è una ferita del passato che ha imparato a curare con costanza e ostinazione perché, anche se ad oggi non si direbbe, da ragazzino Marco era stato preso di mira per il suo aspetto fisico: «un insegnante mi chiamò “Polpetta” davanti alla classe – ha raccontato in più occasioni sui social network –. Da lì sono diventato lo zimbello della scuola». Un soprannome che si è portato addosso per anni, insieme a un senso di esclusione che lo ha segnato nel profondo fino a quando non ha deciso di rimboccarsi le maniche e cambiare la situazione. Prima il giovane ha perso 30 chili, poi ha iniziato a correre per sé, infine a correre per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema del bullismo.