L'assedio era durato più di cinquanta giorni. Le mura di Costantinopoli erano considerate le più sicure d'Europa, ma alla fine non avevano potuto nulla contro i cannoni di Maometto II. Il 29 maggio del 1453 l'antica capitale dell'impero bizantino cadde nelle mani dei turchi. Il giorno dopo, il sultano trasformò la basilica di Santa Sofia in moschea: “L'omaggio inconscio di un barbaro – scrive Pirenne – alla civiltà superiore sulla quale aveva trionfato”. L'ultimo imperatore, Costantino XI Paleologo, morì combattendo eroicamente davanti alle mura. Secoli di civiltà scomparivano per sempre.

La fine della città innescò una fondamentale migrazione: molti studiosi bizantini, in fuga dal nuovo dominio ottomano, presero la via dell’Italia, portando con sé manoscritti antichi e una preziosa conoscenza dei testi classici greci (Euclide, Tolomeo, Platone, Aristotele). Uno straordinario afflusso di cultura e saggezza che favorì lo sviluppo del Rinascimento.