TORINO. C’è un nuovo nome da appuntarsi tra i protagonisti del tennis italiano: Matteo Gigante. Ventitré anni, romano, numero 167 del ranking ATP, ha scritto una delle più belle storie del Roland Garros 2025, battendo Stefanos Tsitsipas — finalista a Parigi nel 2021 — e conquistando il cuore del pubblico con il suo tennis coraggioso e la sua umiltà disarmante.

La lunga gavetta

Gigante non è un predestinato. Cresciuto sui campi dell’Eschilo 2 a Casal Palocco, a Roma, ha scelto presto la strada più difficile: quella del circuito minore, tra ITF e Challenger, senza inseguire le luci del tennis giovanile internazionale. «Ho preferito farmi le ossa tra i professionisti sin da subito», ha raccontato. Scelta che lo ha portato a vincere cinque titoli Challenger e un ITF, fino al best ranking di numero 132 nel giugno 2024, prima di un brusco stop causato dalla mononucleosi.

L’amicizia con Cobolli e l’incontro con Djokovic

Legatissimo a Flavio Cobolli, Gigante ha costruito la sua carriera passo dopo passo, lontano dai riflettori. È mancino, longilineo, con un gioco solido e preciso. Nel 2021 ha ricevuto un inatteso attestato di stima: Novak Djokovic lo ha voluto come sparring partner prima della finale al Foro Italico contro Nadal. Un piccolo segnale di quello che sarebbe potuto arrivare.