Èuscito dall’anonimato il cosiddetto «supertestimone» del caso di Garlasco. L’uomo che avrebbe raccolto la testimonianza di una residente di Tromello, nel frattempo deceduta, che gli avrebbe riferito di aver visto la mattina del delitto di Chiara Poggi Stefania Cappa, cugina della 26enne, entrare nella casa dei nonni e gettare un borsone pesante nella roggia che dava sul retro. Dopo essere stato intervistato con il volto oscurato dalla Iena Alessandro De Giuseppe, Gianni Bruscagin, è tornato davanti alle telecamere: «Ci metto la faccia - ha dichiarato - in quanto sono stato diffamato pubblicamente dall'avvocato della famiglia Poggi dopo la messa in onda del servizio della settimana scorsa, quando ho parlato della rivelazione su Stefania Cappa di una donna incontrata in ospedale. Mi ha chiamato e ci siamo visti, mi ha chiesto aiuto: il giorno dopo aver saputo di Stefania Cappa sono andato da lui, ma mi ha stoppato - ha aggiunto -. Secondo lui non si poteva fare perché c'era già una pista che si stava seguendo e non mi ha detto di andare dai Carabinieri, ma ho parlato io con un colonnello che conoscevo il quale mi ha detto che rischiavo di andarci di mezzo io. Lui era di Milano, mi ha messo in allerta perché diceva che coloro che si stavano occupando del caso non erano affidabili». Alla trasmissione di Italia Uno Bruscagin ha mostrato anche gli appunti presi a mano su quanto gli era stato confidato. «L’ho fatto per non dimenticare. Ho detto la verità, non ho paura di niente».