Per moltissimi è un vero e proprio rito quotidiano. A cui è impossibile rinunciare. A casa come al bar. Impossibile pensare di iniziare la giornata o finire il pranzo senza. Eppure la tazzina di caffè, in tutta Italia, potrebbe diventare una specie di miraggio. Impossibile? Si spera che sia così, ma ad oggi la crisi c'è. Ed è reale. Una crisi che prendendo in prestito la definizione di una nota canzone di Fiorella Mannoia si potrebbe definire "nera e bollente". La colpa? L'aumento dei prezzi delle materie prime fino al 90% su base annua. Ma non solo: manca la materia prima per la difficoltà nel reperire le varietà tradizionali a causa del climate change, il sempre più citato cambiamento climatico, oltre che per l'aumento della domanda da parte di nuovi mercati in espansione rappresentati da Cina e India.

Dalla piantagione alla tazzina, viaggio alla scoperta del caffè

Un tavolo di confronto

Non è un momento facile, come conferma Alessandro Borea, presidente dell’Istituto Espresso Italiano (con 37 aziende aderenti di torrefattori, costruttori di macchine per caffè, macinadosatori e altre imprese della filiera, con un fatturato di circa 700 milioni di euro) che, per far fronte alla situazione critica dell'intero settore che si trova sotto pressione per i "costi di importazione e la speculazione sui mercati", lancia l'idea di un “tavolo di filiera" che coinvolga produttori, torrefattori e distributori. Prendendo spunto da settori come quello vinicolo, "per costruire una narrazione che valorizzi il prodotto e la sua storia”.