Con oltre 400 milioni di adulti in sovrappeso o obesi, la Cina è oggi il primo Paese al mondo per numero assoluto di persone con questo tipo di disturbo alimentare. Una cifra che supera ampiamente India e Stati Uniti. E che ha acceso un allarme sanitario e politico senza precedenti a Pechino. Le stime ufficiali parlano chiaro: senza interventi decisi, entro il 2030 il 70,5 per cento degli adulti e il 31,8 per cento dei bambini potrebbe essere obeso. Un’epidemia silenziosa che costerebbe alla sanità pubblica oltre 50 miliardi di euro l’anno, ovvero il 22 per cento del bilancio nazionale. Ecco allora la stretta ideata dal Partito Comunista sul controllo del peso. Non soltanto slogan salutisti, ma una strategia capillare che parte dalle scuole e arriva alle aziende: negli istituti scolastici, un’ora obbligatoria di attività fisica al giorno, test ginnici tra i criteri d’ammissione alle superiori e percorsi fitness urbani lunghi centinaia di chilometri. Negli ospedali pubblici spuntano invece le «cliniche per la gestione del peso», dove medici e nutrizionisti monitorano i cittadini con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Persino negli hotel, in alcune province, si trovano bilance in camera per «sensibilizzare» i clienti.