Maro Gorky è figlia d’arte: i suoi primi ricordi sono del padre, Arshile Gorky, che le insegnava a disegnare, a ritagliare forme nella carta colorata e a temperare le matite per poi osservare e conservare i riccioli a spirale che cadevano. Il pittore armeno, considerato il padre dell’espressionismo astratto, si suicidò quando la figlia aveva cinque anni.

Maro ha conservato il suo ricordo e ha seguito le sue orme trovando però il suo sentiero personale e unico nell’arte e nella vita. Un percorso che, dopo un’infanzia e gioventù tra Europa e Stati Uniti, l’ha portata a scegliere l’Italia. Dal 1968 vive in Toscana, nella campagna fuori Firenze, e il paesaggio è stato e resta la grande inesauribile fonte di ispirazione per i suoi quadri.

“Il filo del colore” è il titolo della mostra alla Saatchi Gallery di Londra che presenta una selezione di opere che vanno dal 1980 al 2025: due grandi quadri “Vigneti di primavera” e “Vigneti d’autunno”, sono stati dipinti quest’anno apposta per la mostra. Il fil rouge di decenni di lavoro è proprio il colore, ricco, brillante e denso di significato.

I paesaggi della Gorky sono astratti, ma sono immediatamente riconoscibili come Toscana: i vigneti, i cipressi, le colline ondulate, Saturnia e il suo antico vulcano, il castello di Tornano. Semplificati fino all’essenziale, solo linee, forme e colori.