FIRENZE - Socchiudo gli occhi perché la polvere e i detriti formano uno schermo solido contro il cielo, dove le braccia lunghissime delle gru esplorano quelli che furono i tetti attorno agli Uffizi: travi di legno col vuoto in mezzo, grondaie che penzolano giù fino ai primi piani. Polvere e un tappeto di vetri su questo centro della vecchia città.
Chiudo gli occhi e la guerra di oggi, la guerra che unisce via Lambertesca a Capaci e a via D' Amelio e a via Fauro, evoca con una forza struggente la memoria di allora, quando nell’agosto del '44 qui attorno erano altre macerie, altri tappeti di vetri infranti, l'odore acre delle bombe che una vita intera non cancellerà. Cinquant'anni sono passati. Chi ha visto ieri notte il vigile con in mano il fagotto della bambina di nove mesi, il braccio esile abbandonato fuori dal quel pacco crudele, dice che "hanno voluto sfidare il mondo".
(fotogramma)
Chi si sofferma qualche minuto attorno al cratere della bomba, mentre i vigili del fuoco continuano a scavare (ma dove finisce questo cratere? in quale recesso oscuro della terra?) e ammucchiano dove trovano posto pietra su pietra, sprofondando nel fango, calpestando le mascherine antismog lasciate sulle macerie, cerca di fissare nella mente il senso della sfida a Firenze, della guerra della notte tra il 26 e il 27 maggio del 1993.






