«Ho detto abbastanza». Così si congeda Rick Jones, storico amico di Bruce Banner (e del suo alter ego l’incredibile Hulk) alla fine del numero 467 della serie The Incredible Hulk, intitolato «Sabbie piatte e solitarie», con data di copertina agosto 1998. Jones qui in realtà è l’alter ego dello scrittore dell’albo (i disegni sono di Adam Kubert), Peter David, che lascia Hulk dopo ben dodici anni per contrasti con la direzione che il nuovo editor vuole dare alla serie. Non si tratta di un addio definitivo, visto che nel successivo quarto di secolo David sarebbe più volte al personaggio Marvel. Ma quello dello scorso 24 maggio lo è stato: lo scrittore statunitense, che da tempo soffriva di gravi problemi di salute (aveva avuto un ictus nel 2012), peggiorati dalla costosissima sanità americana, è morto, a sessantotto anni (era nato il 23 settembre 1956). E con lui se ne va uno dei più grandi (anche se meno celebrato di altri) scrittori americani di supereroi. Nei primi anni Ottanta è un impiegato al reparto vendite della Marvel che entra nello staff degli sceneggiatori di Spider-Man, con storie che colpiscono subito il lettore: ha una scrittura brillante, con dialoghi ricchi di citazioni pop (da serie tv, film, narrativa di genere), ma al tempo stesso capace di raccontare anche eventi drammatici, come, nella sua prima saga importante, la tragica morte di Jean DeWolff, capitano della polizia di New York, a differenza di molti suoi colleghi (che lo detestano), amica di Spider-Man (dal quale è attratta). È il 1985: di lì a poco inizia a scrivere Hulk, perché nessun altro sceneggiatore vuole farlo. Il suo lungo ciclo lo consacra non solo come uno dei migliori sceneggiatori della storia della Marvel ma anche come un altro creatore del personaggio dopo Stan Lee e Jack Kirby nel 1962, perlomeno della sua versione moderna.