Un dato abbastanza sicuro va profilandosi: l’operazione militare organizzata da un anno e mezzo da Israele sta andando incontro a un fallimento. Israele non è sconfitto ma sta egualmente perdendo. Rintanata tra le macerie di Gaza, Hamas benché colpita duramente esiste e resista ancora, e distruggerla è pressoché impossibile senza una occupazione militare massiccia e permanente della Striscia. Che però appare difficilissima a realizzarsi.
Vuoi perché la presenza di un milione e mezzo di persone ostili in un territorio devastato e privo di qualsiasi risorsa significherebbe per Gerusalemme, in realtà, doversi far carico dell’amministrare in prima persona qualcosa che di fatto sarebbe un gigantesco campo di concentramento (per giunta con probabili episodi di terrorismo al suo interno). E poi perché contro Israele la mobilitazione internazionale — compresa quella decisiva degli Stati Uniti — è ormai tale da costituire un ostacolo virtualmente insuperabile per un progetto del genere.






