Mentre si cerca ancora nei laboratori e negli archivi giudiziari nel tentativo di ritrovare l'involucro con l'intonaco grattato 18 anni fa dal muro delle scale della villetta di Garlasco e che è legato all'impronta "33" attribuita ad Andrea Sempio, le nuove indagini per far luce sull'omicidio di Chiara Poggi si concentreranno, oltre che sull'analisi di quanto sequestrato nelle scorse settimane, anche sulla ricostruzione della dinamica del delitto, attraverso la 'lettura' delle tracce di sangue, e sull'arma usata che mai stata individuata.

In attesa degli accertamenti genetici disposti, mediante la formula dell'incidente probatorio, dalla gip di Pavia Daniela Garlaschelli, in particolare sui due profili maschili del Dna sulle unghie di Chiara (uno è di Sempio) e sull'impronta lasciata sulla porta di casa Poggi, le attività investigative stanno anche cercando di capire con quale oggetto sia stata colpita la ragazza, andando a riesaminare le molte ferite sulla testa e sul volto.

In tutti questi anni si è sempre pensato a un martello da muratore con una stretta superficie battente e un manico corto adatto a colpire ripetutamente, ma di recente, anche in base a due testimonianze, si è ipotizzato un attizzatoio o una pinza da camino. Un "corpo contundente", non solo mai trovato, ma anche mai identificato e su cui ora si tenterà di fare luce.