Le Confessioni di Agostino, probabilmente il capolavoro della letteratura cristiana in lingua latina, non sono una autobiografia. Scritte tra il 397 e il 403, raccontavano certo numerosi fatti biografici della vita di Agostino, dalla infanzia alla conversione – di nessuno scrittore antico conosciamo i dettagli della vita come di Agostino. Ma l’obiettivo ultimo dell’opera non era la semplice ricostruzione delle sue vicende personali. Rievocando una giovinezza vissuta nel peccato, confessando il male che ha fatto, Agostino vuole rendere lode a Dio per il bene che ha ricevuto. A questo miravano pagine famosissime come il racconto di Agostino ragazzo, quando aveva rubato delle pere per il solo gusto di rubare, di fare qualcosa di illecito. Il racconto non è mai fine a se stesso, perché in fondo a questo percorso ci sono la grazia di Dio e la conversione.
Agostino d'Ippona: la lezione di Mauro Bonazzi | Le lezioni del Corriere
Nelle «Confessioni» si intrecciano autobiografia, filosofia e teologia per il racconto non solo di una vita, ma del cammino interiore dell’uomo verso Dio, tra la fragilità del tempo e la potenza della memoria






