Diciassette milioni di persone cui serve tutto, tra loro sette milioni di profughi, il 90 per cento della gente sotto la soglia di povertà: magari la «nuova» Siria di Ahmed al Sharaa - il neopresidente che col nome di al Jolani guidava anni fa un pezzo al Qaeda con una taglia Usa sulla testa e a cui Trump ha ora stretto la mano promettendogli la fine delle sanzioni - potrà anche contare sugli accordi per miliardi di dollari appena negoziati col capo della Casa Bianca (più Trump Tower a Damasco pare), ma di sicuro per il suo popolo la via verso l’uscita dal tunnel è ancora bella lunga. E in tutto questo, però, c’è la storia di Amal. Una bambina che ne riassume tante e tanti come lei, in Siria. Senza scuola, senza casa, senza nulla. E che tuttavia, malgrado i tagli degli aiuti internazionali ma grazie all’impegno di chi sul posto si ostina a non mollare, a frequentare una scuola c’è riuscita. Anche a finirla. E ora insegna a sua volta: «Una goccia nel mare. Ma si chiama speranza».