Una serie di immobili nel cuore della Capitale, destinati ai non vedenti e del tutto abbandonati. O peggio, occupati da privilegiati che non pagano nulla. Queste case sono di proprietà del Sant’Alessio, l’ospedale pubblico che si occupa delle attività riabilitative per ciechi che, nonostante sia l’Asp più ricca del Lazio con il suo patrimonio immobiliare da 240 milioni di euro, non solo non riuscirebbe a ricavare alcun profitto, ma a causa di una gestione fallimentare avrebbe accumulato, negli anni, un debito di quasi 24 milioni. Una situazione che si starebbe ripercuotendo, in termini di scarsità di servizi e assistenza, sulle famiglie dei piccoli disabili, le quali hanno inviato una lettera aperta al direttore generale e alla Regione lamentando «assistenza a singhiozzo e spese pazze». E si sono rivolte a Le Iene, il programma di Italia1. «Che fine ha fatto il ricco patrimonio dei ciechi?», si è chiesto l’inviato Giulio Golia, che ha incontrato i genitori dei bimbi, preoccupati per i figli. Quelle preoccupazioni l’inviato le ha recapitate al direttore generale del Sant’Alessio, Massimo Canu, il quale ha delineato la grave situazione in cui si trova l'Asp. «Noi abbiamo buchi di bilancio e la necessità disperata di efficientare il possibile», ha detto, garantendo che avrebbe convocato i genitori per manifestare la reale situazione in cui versa l’Istituto per ipovedenti, che negli anni avrebbe accumulato, grazie alle donazioni testamentarie, l’enorme numero di case, alcune delle quali, soprattutto quelle in periferia, sono abitate da famiglie con disabili visivi che pagano un canone d'affitto calmierato.