Ieri sera Donald Trump ha ospitato alla Casa Bianca i principali «investitori» nel suo memecoin. Questa pseudomoneta digitale, lanciata nei giorni del suo ritorno al potere, è solo uno dei modi che ha inventato il presidente di monetizzare la propria carica ufficiale mentre la esercita. Solo l’annuncio dell’asta per la cena di ieri ha generato 150 milioni di dollari in volumi d’acquisto sulla criptovaluta trumpiana (oltre a quattro miliardi di perdite per centinaia di migliaia di persone che ci hanno creduto). Ma prima di sedersi al tavolo con i fortunati vincitori della lotteria, il presidente aveva — nell’ordine — espulso decine di migliaia di stranieri da Harvard e poi «raccomandato» un aumento dei dazi su 600 miliardi di dollari di prodotti europei, fino a livelli superiori di venti volte rispetto a tre mesi fa. Poche ore prima lo stesso Trump invece era riuscito a far passare alla Camera dei rappresentanti un taglio delle tasse in gran parte a favore dei più ricchi che aggiunge cinquemila miliardi di debito per gli Stati Uniti, ma tassa le rimesse degli immigrati e stabilisce un prelievo supplementare fino al 20% sui guadagni sugli investimenti effettuati in azioni o obbligazioni americane da parte di risparmiatori che vivono all’estero. Italiani inclusi.
Donald Trump vuol fare cassa, ma adesso è il deficit il suo tallone d’Achille
Il male oscuro del dollaro sintomo di sfiducia








