Aveva fotografato tutti gli uomini e tutta la natura del mondo rigorosamente in bianco e nero. Addio a Sebastião Ribeiro Salgado. Il fotoreporter brasiliano, autentica star internazionale della fotografia, impegnato da decenni a mostrare la condizione sociale dei poveri della Terra e a combattere per la sensibilizzazione sulla crisi ambientale dovuta all’industrializzazione del pianeta, è morto ad 81 anni a Parigi. Il binomio “natura-umanità” ha caratterizzato gli scatti fotografici di Salgado per almeno 50 anni di carriera. Una sensibilità intuitiva e magniloquente, in certi momenti e frammenti perfino cupa e incombente. E dire che sui trent’anni il ragazzo brasiliano aveva intrapreso già una carriera da economista, lavorando per la International Coffee Organization; ma è nel 1973 che avviene la folgorazione per la fotografia.

Un lampo, appunto, grazie, si racconta, alla macchina fotografica – una Leica 35mm – prestata dalla inseparabile moglie Lelia Wanick. “Non saprei dire dove finisco io e dove inizia Lélia”, aveva spiegato in una recente intervista al Guardian. I due si incontrarono a San Paolo mentre lei studiava architettura e lui economia. Entrambi membri di un gruppo rivoluzionario di sinistra sotto la dittatura militare brasiliana decisero di lasciare il Paese per l’esilio parigino. Ed è proprio a Parigi che un 29enne Salgado prende in mano la macchina fotografica di Lelia e scopre un naturale talento per le foto. Prima lavora per l’agenzia Gamma e successivamente per la storica Magnum, diventandone fotografo di punta, e dove rimarrà fino al 1994 con un seguito di polemiche e attacchi alla sua etica professionale.