Sarà l’effetto Emily in Paris, ma nell’ultimo anno i visitatori del Palais Garnier, noto al mondo come Opéra di Parigi, sono quadruplicati. La protagonista della serie Tv passa qui una delle sue sere più romantiche: i fan la ricordano mentre sale lo spettacolare scalone in marmo che porta al foyer, altrettanto ricco. Per intenderci, al confronto il Teatro alla Scala di Milano, sembra minimal.

Il Palais Garnier celebra quest’anno il suo 150esimo compleanno, è il momento giusto per vederlo, anche perché, come ci racconta Alexander Neef, direttore generale dell’Opéra «tra un paio d’anni chiuderà i battenti per la modernizzazione delle attrezzature sceniche ormai datate». Lo incontriamo in occasione del Concert des Ambassadeurs Rolex, uno degli eventi delle celebrazioni, un’occasione unica in cui la multinazionale svizzera dell’orologeria di pregio ha riunito su un unico palco tutti i suoi ambassador in ambito musicale, dal direttore d’orchestra Yannick Nézet-Séguin, i performer Juan Diego Flórez, Sir Bryn Terfel, Rolando Villazón, Yuja Wang e Sonya Yoncheva e, insieme a loro, tutta la Vienna Philharmonic Orchestra.

Il Palais Garnier nacque per volere di Napoleone III e fu inaugurato nel 1875. Il suo architetto era allora giovane e piuttosto sconosciuto, ma ebbe subito successo: la facciata sull’Avenue de l’Opéra diventa presto riferimento per molti teatri realizzati negli anni successivi dal Bellini di Catania alla Filarmonica di Varsavia. Il teatro a quell’epoca era un salotto cittadino, si andava più per essere visti più che per vedere uno spettacolo. Allora qui importantissimi sono lo scalone d’ingresso su cui affacciano balconi da cui “spiare” chi va e chi viene e il foyer. Tutto in uno stile Secondo Impero che potremmo definire “revival barocco”, con elementi palladiani e qualche accenno Art Nouveau: insomma vince l’eclettismo e la voglia di raccontare al mondo la grandeur francese.