In Sudafrica tutti ancora ne parlano, tutti commentano «la caccia grossa» andata in scena nel bush di Washington. «Cyril sopravvive al circo», titola il Mail & Guardian. «Ramaphosa sul barbecue al summit delle salsicce boere», si legge sulla prima del Daily Maverick, che però chiosa: «Il presidente non si è lasciato zelenskyzzare». Dopo tre ore di choc alla Casa Bianca, lo stesso Cyril Ramaphosa, 72 anni, ex pupillo di Nelson Mandela e dal 2018 a capo della cosiddetta Nazione Arcobaleno (al secondo mandato), è uscito dall'arena sorridendo, dopo aver trasgredito alla dieta ingollandosi anche «un ottimo dolce» all'ora di pranzo: «È andata bene, Trump mi ha ascoltato». E questa (come vedremo) potrebbe essere la minore tra le balle spaziali volate nella giornata dell'incontro-scontro in mondovisione nello Studio Ovale (dietro le quinte è stata tutta un'altra atmosfera, dicono i testimoni) tra la delegazione della prima economia africana e quella capitata dal padrone di casa Donald Trump, che per l'occasione aveva rispolverato il suo consigliere «Afrikaner» Elon Musk. E allora vediamole, una per una, le panzane sul presunto «genocidio» dei bianchi che secondo Trump è in corso nella Rainbow Nation a più di trent'anni dalla fine dell'apartheid.
Le croci, le foto, la canzone: tutte le bugie dell'incontro fra Trump e Ramaphosa (uscito soddisfatto dal barbecue)
In Sudafrica si continua a parlare dell'imboscata al presidente nello Studio Ovale. Con l'ex pupillo di Mandela nella parte della salsiccia boera. E il padrone di casa che «deve rivedere le sue fonti»












