(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’esperienza diretta su un modello umano è uno strumento insostituibile per la formazione medica di eccellenza e per la ricerca scientifica, oltre che per il miglioramento delle pratiche chirurgiche e diagnostiche, anche in un’epoca caratterizzata da uno sviluppo rapidissimo della tecnologia. Tuttavia, in Italia si registra ancora una certa reticenza nella donazione del proprio corpo e dei tessuti post mortem, a fini di studio, formazione e ricerca scientifica. Per informare correttamente sul tema e creare consapevolezza sociale nella cittadinanza e tra i professionisti, il Ministero della Salute, su proposta della Conferenza Stato -Regioni, ha individuato la Regione Emilia-Romagna come capofila tra le Regioni per la realizzazione di una campagna nazionale di informazione e comunicazione sul significato di donare il corpo alla scienza, con il nome “Da parte mia”.

Una possibilità prevista dalla legge

In Italia i cittadini possono disporre la donazione del proprio corpo post mortem ai fini di ricerca dal 2020, grazie alla Legge 10 febbraio 2020, n. 10. Questo provvedimento ha colmato un vuoto normativo, disciplinando in modo unitario e completo la materia. Il suo obiettivo è garantire una libera e consapevole scelta per i cittadini, nonché a tutelare la dignità del corpo umano, stabilendo che «l'utilizzo del corpo umano o dei tessuti post mortem è informato ai principi di solidarietà e proporzionalità ed è disciplinato secondo modalità tali da assicurare il rispetto del corpo umano».