Qualche mese fa, su queste pagine, peroravo la donazione del proprio corpo alla scienza. Avevo scoperto che in Italia sono pochissimi quelli che lo fanno, costringendo — per esempio — l’Università di Torino a importare corpi dagli Usa con costi importanti. Oggi mi viene da pensare: ma ci pagheranno sopra anche il dazio? Ad ogni modo, io e il mio amico Marcello ci siamo registrati da tempo per la donazione tramite Dat — Disposizioni Anticipate di Trattamento — e in questi mesi, bei discorsi a parte, ci siamo trovati di fronte alle implicazioni pratiche della nostra scelta.

Marcello, infatti, ha 85 anni ed è, inevitabilmente, esposto a problemi di salute che si sono aggravati. Anticipo che, dopo un ricovero alle Molinette dove è stato curato in modo eccellente, ora sta meglio di prima. Ma c’è stato un momento in cui, mentre era ancora a casa, temevo il peggio. In quanto suo fiduciario per queste cose ho così deciso, con tristezza, di prepararmi. Ho fatto quello che mi sembrava logico come cittadino: ho chiamato i servizi cimiteriali del Comune esponendo la situazione. Ahimè, sarebbe stata solo la prima di una lunga serie di lunghe chiamate, tutte con lo stesso esito. Ho sempre parlato con gentilissimi e comprensivi funzionari che non mancavano di lodare il nostro altruismo ma — ahimè — non avevano la minima idea di come comportarsi.