Èscattato a Imola il gran premio della pasta. Seduto al volante della monoposto c’è il più insospettabile dei piloti, Paolo Barilla, vicepresidente di un gruppo da 5 miliardi di fatturato e 9mila dipendenti che nella giostra del food made in Italy è tra i nomi d’eccellenza. E ora, con l’accordo di sponsorizzazione della Formula 1, ha deciso di farsi portatore di un messaggio: quello di non rimanere adagiati sugli allori, perché i modelli di consumo cambiano. Velocemente.
Certo la curiosità non manca e porta con sé una domanda d’obbligo: perché decidere di investire milioni di euro nelle gare automobilistiche? Dove comincia il filo rosso che unisce pasta e motori? «La Formula 1 è un ambiente di passione e alta tecnologia, due caratteristiche che ci piacciono e nelle quali ci riconosciamo». Così Paolo Barilla entra subito nel vivo del progetto. E lo fa dall’autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove la F1 è tornata a correre nel 2020, dopo quattordici anni di stop. È domenica e mentre il vicepresidente di Barilla parla, fuori dal paddock club di Imola il rumore fischiante delle monoposto mette tutti sull’attenti. Ferrari, McLaren, Red Bull e tutte le altre stanno lasciando i box per iniziare il giro di prova, in vista della competizione ufficiale.







