Adare il benvenuto a chi entra nel Parco nazionale Gran Paradiso, qua e là sui sentieri troviamo ancora le targhe fatte collocare da Renzo Videsott, direttore dell'area protetta che a metà Novecento ebbe il difficile compito di risollevarne le sorti dopo le rovine della Seconda Guerra Mondiale. Queste lapidi, graffiate dal tempo e spesso da mani irrispettose, recitano: «benvenuto sia chi studia o protegge o rispetta la natura».
In effetti i parchi nazionali non si occupano solo di protezione in sé delle specie viventi, ma di salvaguardia generale del territorio e anche di ricerca scientifica. Quello del Gran Paradiso vanta, unico in Italia, uno storico corpo di sorveglianza istituito nel 1947, tra le cui attività da oltre un trentennio rientra il monitoraggio capillare dei ghiacciai. Ad avviarlo fu il guardaparco Valerio Bertoglio - oggi in pensione - a inizio Anni Novanta, quando gli argomenti del riscaldamento globale e della fusione accelerata delle masse glaciali cominciavano appena a uscire dalla cerchia degli addetti ai lavori.
D'altronde già un secolo addietro, nel 1896, proprio sui ghiacciai intorno all'unico “Quattromila” interamente italiano vennero applicati i primi protocolli di misura stabiliti dalla neonata “Commissione per lo studio dei movimenti dei ghiacciai” del Club Alpino Italiano, poi trasformatasi in Comitato Glaciologico Italiano nel 1914.






