Prova a vedere se ti fila, ho giusto limato l’attacco e tolto un paio di ripetizioni, dimmi se ti fila e qual è il pezzo da integrare che lo aggiungo: “Sto dalla parte del Sudtirolo e sono convinto che sia soprattutto il carattere provinciale – se riusciremo a preservarlo – a caratterizzarci in un mondo globalizzato e a permetterci di resistere”. Reinhold Messner torna a parlare della sua Heimat. Non è solo “casa”, né semplicemente “terra natale”. È qualcosa di più stratificato, identitario, quasi irriducibile a una traduzione. “Il mio Sudtirolo” (Raetia) è un libro che è insieme racconto personale e presa di posizione politica. Un atto di amore e fierezza per le proprie radici culturali, quel “tipo di luce, di paesaggio che mi è proprio, che è locale, che è nostro”. Un libro che allo stesso tempo è anche un manifesto politico cristallino e severo, proteso tra fratture sociali, diversità linguistico-culturali e atti terroristici che hanno attraversato i decenni dal dopoguerra a oggi. “È la traduzione di un libro scritto dieci anni fa per un pubblico tedesco, ma può andare bene anche per chi arriva da Roma e Napoli”, spiega l’81enne alpinista di Bressanone a FQMagazine mentre è in viaggio in Germania. “Su richiesta di una casa editrice scrissi queste pagine per capire il dietrofront che c’era nella causa storica e sociale del Sudtirolo. Sui libri di turismo veniva da sempre e solo descritta la bellezza del nostro paesino, ma ci sono molti fatti dietro le quinte per capire meglio questo paese”. Così, a 82 anni, torna a interrogarsi sul suo Sudtirolo e lo fa con il tono asciutto e diretto che lo contraddistingue, senza concessioni alla retorica. Difende le radici, critica i sistemi di potere locali, riflette sull’Europa e mette in guardia dal turismo che sta consumando le Dolomiti. Lei scrive nel libro che la soluzione per la questione sudtirolese è quella di una “autonomia condivisa”, fatta da misura, tolleranza e convivenza tra le tre parti che la compongono (lingua tedesca, italiana e ladina ndr).
Messner: “Le Dolomiti sono uno scempio, non sappiamo fare turismo. A un certo punto ho pensato di lasciare il Sudtirolo e andare a fare il pastore in Patagonia"
L'alpinista presenta il suo nuovo libro, critica il turismo di massa e rivela: "Ho pensato di trasferirmi in Patagonia"






