«La gente diffonde sempre l'idea che le persone che hanno una malattia mentale stiano soffrendo. Penso che la follia possa essere una via di fuga. Se le cose non si mettono così bene, potresti voler immaginare qualcosa di migliore. Nella pazzia, ero convinto di essere l’uomo più importante del mondo». Dieci anni fa – il 23 maggio 2015 – a 86 anni moriva John Nash, genio matematico statunitense, premio Nobel per l'economia nel 1994. Alla sua vicenda è ispirato A beautiful mind (2001), diretto da Ron Howard, con Russell Crowe protagonista.
Nash fu afflitto da schizofrenia paranoide per molti anni, il che non gli impedì, nei momenti di lucidità e con il sostegno della moglie, di affermarsi nel mondo grazie ai suoi studi sulla Teoria dei giochi. Visse abbastanza per andare al cinema a vedere il film sulla sua vita, che gli piacque così così: «Si prende varie licenze poetiche, inventando episodi mai avvenuti, come le visioni o il compagno di stanza immaginario – commentò – Tuttavia, nel complesso, riesce a trasmettere il mio pensiero distorto e la mia malattia mentale».






