«Con la presidenza Trump possiamo aspettarci solo incertezza, vista l’attitudine a intervenire in modo improvviso e senza riflettere sulle conseguenze immediate sui mercati, e l’impatto più forte c’è stato proprio sugli Stati Uniti; è prevedibile nel breve periodo un rallentamento globale perché l’economia americana rappresenta il 25% di quella mondiale, ma il resto del sistema economico, dai Paesi emergenti all’Europa, è resiliente, quindi si può prevedere che le politiche di Trump avranno effetti importanti sulla crescita ma non catastrofici». Michael Spence, premio Nobel per l’Economia 2001 (con due big come George Akerlof e Joseph Stiglitz), con la sua visione positiva del mondo ha catturato l’attenzione della platea in prevalenza di giovani e docenti nella giornata inaugurale del Festival dell’Economia 2025.

Pur scherzando sull’opportunità di lasciare gli Stati Uniti così segnati dalla presidenza Trump e di chiedere la cittadinanza italiana, al pari della moglie Giuliana e di due dei suoi cinque figli, l’economista americano ha ridimensionato i rischi e gli allarmismi attuali. «Trump può anche pensare che tutto sia negoziabile, ma persino lui non può ignorare i rischi sui mercati finanziari - ha spiegato -. Tant’è che prima ha annunciato il liberation day (da chi ha “derubato” gli Usa per decenni, ha detto Trump, ndr) e poi dopo due giorni ha sospeso alcuni dazi perché il mercato obbligazionario era impazzito diventando quasi illiquido e questa sì che si configurerebbe come una catastrofe per il sistema finanziario. Ora siamo in una fase nella quale si parla di accordi bilaterali».