Tensione tra la Lega e il Quirinale sul decreto Infrastrutture approvato lunedì in Consiglio dei ministri. Come ha anticipato Repubblica, dal testo pubblicato in Gazzetta ufficiale è stata cancellata, su richiesta del capo dello Stato, la norma che avrebbe affidato i controlli antimafia sul ponte sullo Stretto alla Struttura per la prevenzione, istituita presso il ministero dell’Interno. Una scelta presentata in conferenza stampa dal capo del Viminale, Matteo Piantedosi, come un modo per rafforzare la sorveglianza contro le infiltrazioni: in questo modo, affermava, “si centralizza l’esito dei controlli, a testimonianza che siamo molto impegnati su ogni azione di prevenzione”. Opposta, invece, l’interpretazione della Presidenza della Repubblica: secondo i tecnici del Colle, la procedura prevista dal governo riduce i controlli e quindi è giustificabile solo per emergenze ed eventi straordinari, non certo per un’opera infrastrutturale strategica come il ponte di Messina. Di qui lo stop imposto da Sergio Mattarella e la cancellazione di quel passaggio.
Il veto ha messo di profondo malumore il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che in una nota affidata al dicastero ha chiesto in sostanza di reinserire nel decreto la norma depennata. E ha insinuato, soprattutto, che l’intervento del Quirinale abbia avuto l’effetto di indebolire la sorveglianza antimafia sull’opera: “In sede di conversione, il Mit auspica fortemente che il Parlamento possa valutare l’importanza di alcune integrazioni, a partire dal rafforzamento dei controlli antimafia sul ponte sullo Stretto, a cui hanno già lavorato i Ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, con l’apporto dei ministeri dell’Economia, della Difesa e della Giustizia. Un’opera così importante merita il massimo dell’attenzione, per garantire legalità e trasparenza nel coinvolgimento delle migliaia di imprese e degli oltre centomila lavoratori che parteciperanno alla costruzione”, scrive il ministero. Una sorta di dichiarazione di guerra, che avrà la sua conseguenza pratica in Parlamento: dal Carroccio, infatti, trapela che il passaggio cancellato dal provvedimento sarà riproposto sotto forma di emendamento durante la discussione del ddl di conversione.










