Portare il bambino in fascia o nel marsupio non è semplicemente comodo, ma è importante perché il contatto con la mamma o con il papà favorisce lo sviluppo emotivo del piccolo e rafforza il legame genitore-figlio. Virginia Scirè, consulente del «portare», nel suo libro «Mamma, papà, tenetemi vicino» (Red Edizioni) racconta tutti i benefici del babywearing, svela le strategie più utili per usare la fascia (e non solo) e, soprattutto, abbatte i falsi miti che ostacolano la relazione. «Questo libro è uno strumento chiaro e molto semplice, realizzato per aiutare i genitori a capire perché i bambini hanno bisogno di contatto e ad abbattere il grande pregiudizio del vizio, perché il contatto non è un vizio ma un bisogno necessario alla crescita», racconta l’autrice.
Imprenditrice, fondatrice di «Wear Me e life coach», come mai è diventata consulente babywearing?
«Mi sono avvicinata al babywearing quando, nel 2013, sono diventata mamma della mia seconda figlia, che soffriva di reflusso. Passava moltissimo tempo in braccio perché doveva stare sempre in posizione eretta e, anche quando dormiva, ce l’avevo sempre addosso. Ho iniziato a portare per disperazione, devo dire la verità. La fascia, però, mi ha aiutato a superare il post partum, ma anche – pur tenendo sempre mia figlia vicina – a riacquistare autonomia e a vivere giornate sempre più semplici».







