Troppo ricco per ricevere aiuti, ma anche troppo povero per costruire il futuro: è questo il paradosso che vive oggi il ceto medio, ovvero la classe sociale che regge il Paese, che secondo un rapporto realizzato dal Censis per la Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, oggi si trova schiacciata dal peso fiscale, esclusa dalle tutele e ignorata nei riconoscimenti. «Il rischio - avverte il presidente della Cida Stefano Cuzzilla - è che questo paradosso si trasformi in una frattura sociale irreversibile».
Secondo l’indagine presentata oggi alla Camera, presenti tra gli altri il vicepremier Antonio Tajani ed il viceministro delle Finanze Maurizio Leo ed il presidente dell’Inps Gabriele Fava e molti parlamentari, due italiani su tre si sentono ceto medio, 1 su 2 teme il declassamento sociale, il 45% ha già tagliato i consumi, quasi 8 su 10 ritiene che il Welfare pubblico non risponda ai reali bisogni e oltre il 50% immagina per i figli un futuro all’estero perché teme che i propri figli staranno peggio.
Il presidente della Cida, Stefano Cuzzilla
«È il momento di ricucire il Paese: servono meno tasse sul lavoro, più equità nel welfare e una nuova centralità del merito. Senza il ceto medio, l’Italia perde crescita, coesione e democrazia economica» sostiene Cuzzilla che in mattinata è stato riconfermato presidente dall’assemblea nazionale della Cida. «Il rapporto fotografa una frattura profonda – spiega -. Il ceto medio è il punto di tenuta del paese. E’ colpito dal fisco, escluso dal welfare e ignorato nei riconoscimenti. Eppure, resiste: investe nei figli, tiene in piedi famiglie e territori con una generosità silenziosa. Ma quanto può sopportare ancora? E soprattutto, possiamo permetterci di non ascoltarlo? Se non si restituisce dignità economica a chi ogni giorno regge l’Italia, il rischio è uno solo: spezzare definitivamente il patto sociale su cui si fonda la nostra democrazia». Conferma il segretario generale del Censis, Giorgio De Rita, «il ceto medio da troppo tempo è costretto a non facili adattamenti di fronte alla persistenza di un fisco penalizzante, di un senso di sicurezza in erosione e di un'attenzione ridotta al valore delle competenze e delle funzioni avanzate in una società ad alta complessità» e per questo «tutelare e rilanciare il ceto medio è oggi una scelta essenziale per la crescita del Paese».






