«Forse si può immaginare che qualcuno non ricordi, perché ha una responsabilità enorme. E oggi non avremmo due morti». Le parole del procuratore aggiunto Emilio Gatti sono una stilettata capace di ammutolire per qualche secondo l’aula. Parole pronunciate mentre sul banco dei testimoni siedono uno dopo l’altro tre ex componenti del nucleo antiterrorismo dei carabinieri — creato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa — chiamati a riferire sul conflitto a fuoco con le Brigate rosse avvenuto il 5 giugno 1975 alla Cascina Spiotta e costato la vita a due persone: l’appuntato dei carabinieri Bruno D’Alfonso e Mara Cagol, brigatista rossa e moglie di Renato Curcio. Sul banco degli imputati, accusati di omicidio volontario, ci sono gli ex brigatisti Lauro Azzolini (considerato l’esecutore materiale del sequestro e del delitto), Renato Curcio e Mario Moretti (quest’ultimi rispondono di concorso morale perché erano a capo delle Brigate rosse e idearono la strategia terroristica che portò a quelle morti).