La «Sesta Estinzione di Massa» è la storia di due Cassandre. Una si chiamava Edward O. Wilson, l’uomo che sussurrava alle formiche (sapeva tutto di loro e ha scritto interi poemi sulla loro vita straordinaria di insetti eusociali), ma che fu anche tra i primi, negli anni ottanta del secolo scorso ad Harvard, a sostenere che la distruzione degli ecosistemi da parte della specie umana stava portando alla «sesta estinzione di massa» della biodiversità, la sesta dopo le cinque ecatombi registrate nella documentazione fossile. Gli diedero del catastrofista, dissero che le statistiche erano inaccurate, ma adesso il termine «sesta estinzione» è usato nei documenti scientifici ufficiali. Del resto, nel 1992 fu proprio Wilson a diffondere presso il grande pubblico il neologismo stesso, «biodiversità», cioè la diversità della vita a tutti i livelli, dai geni agli ecosistemi. Diceva che distruggere la foresta pluviale per un guadagno economico è come bruciare un dipinto del Rinascimento per cucinare la cena.