Sta scrivendo un nuovo saggio il filosofo Umberto Galimberti. Nello studio della sua casa milanese piena di libri e di luce, salva il file sul computer prima di iniziare questa chiacchierata sui segreti. «È un libro sulla verità», anticipa, «un tema necessario in questo momento».
Il segreto è l’antitesi della verità?
«La prima forma di segreto sono le bugie dei bambini. E dirle è importante perché rappresentano il primo passo verso l'emancipazione nei confronti dei genitori. Quando un figlio mente significa che non vuole dire qualcosa che sa, perché ha paura delle ripercussioni. In questo modo compie una scelta che necessariamente lo porta a distanziarsi dal padre e dalla madre. È un passaggio fisiologico: cresciuti in un rapporto d’amore verticale – quello incondizionato di chi ci ha messi al mondo – dobbiamo addentrarci in quello orizzontale, cioè condizionato, che regola l’amicizia e le relazioni».
Insomma, custodire il primo segreto è una forma di emancipazione necessaria.
«Esatto. Crescendo poi, penso che andrebbe mantenuta segreta la propria interiorità. E invece, ormai da anni, rivelarla è diventata una forma di intrattenimento».







