BOSTON – Oltre trenta anni fa, Red Hat intuì il potenziale rivoluzionario dell’open source come motore dell’innovazione informatica. Oggi, con Linux che vanta trenta milioni di linee di codice ed è diventato il software più influente della storia, quei principi open source rimangono il DNA dell’azienda - non solo come modello di business, ma come autentica filosofia aziendale. «Se portati avanti nel modo giusto, questi concetti possano impattare positivamente anche sull’intelligenza artificiale» ha esordito il SEO Matt Hicks di fronte alla numerosa platea del Summit di Boston. Tradotto? L’AI non è più solo una promessa, ma un’infrastruttura guidata dalla visione “Any model, any accelerator, any cloud” alla base di una strategia ambiziosa: costruire un’architettura completamente aperta, scalabile e flessibile che permetta alle imprese di sviluppare, implementare e gestire soluzioni di IA ovunque - dai data center aziendali al cloud pubblico, in ambienti ibridi o nei dispositivi edge. L’obiettivo finale? Abbattere le barriere di costo e complessità che oggi limitano l’adozione dell’AI, trasformandola in un concreto valore operativo per le organizzazioni di ogni dimensione.

Inferenza: il motore dell’AI che conta davvero