Anche nel pubblico impiego rallenta la corsa al pensionamento. Il numero degli assegni pensionistici complessivamente versati ai dipendenti pubblici è arrivato, al 1° gennaio 2025, a quota 3,15 milioni: lo 0,6% in più rispetto a 12 mesi prima, quando la crescita era stata dello 0,9%. E addirittura nel solo 2024 i trattamenti liquidati sono diminuiti dello 0,01% nel confronto con quelli del 2023. Per il totale delle pensioni “pubbliche” vigenti all’inizio dell’anno, il costo a carico dell’Inps è di 91,8 miliardi, con incremento percentuale del 1,9% sul 2024, che aveva fatto registrare una lievitazione dell’8,2%. A evidenziare la frenata dei pensionamenti, favorita dall’esaurirsi degli effetti di Quota 100 e dalle restrizioni introdotte negli ultimi anni dal governo Meloni per l’accesso ai trattamenti anticipati, è l’ultimo monitoraggio dell’Istituto presieduto da Gabriele Fava, in cui si fa anche notare che lo scorso anno l’importo medi dei trattamenti pensionistici agli ex lavoratori della Pa è stato di 2.123,51 euro: +1,9% sul 2023.

In forma anticipata il 58,3% delle pensioni erogate ai dipendenti pubblici

Dalla rilevazione dell’Inps emerge che il numero delle pensioni della Gestione dipendenti pubblici (Gdp), vigenti al 1° gennaio 2025, è pari a 3.155.842, in aumento rispetto all’anno precedente dello 0,6%, per una spesa complessiva di 91.854 milioni, con incremento percentuale del 1,9% rispetto all’anno 2024. Il 58,3% delle pensioni erogate sono di “anzianità/anticipate”, con importo complessivo annuo pari a 59.437 milioni.