La demografia erode i passaggi generazionali nell’economia: le imprese a rischio di mancato ricambio generazionale (dove il rapporto tra addetti di 55 anni e più e di meno di 35 anni è superiore a 1,5) sono il 30,2 per cento. Tuttavia, questa condizione di criticità è fortemente concentrata nelle imprese con meno di tre addetti (caratteristiche di molte attività dei servizi e in cui l’occupazione coincide in gran parte con l’autoimpiego), dove tocca il 35,1 per cento delle unità economiche, scendendo al 17,4 per cento in quelle tra 3 e 9 addetti, al 3,7 per cento nelle piccole imprese tra 10 e 49 addetti. Il Rapporto annuale dell’Istat – presentato oggi dal presidente Francesco Maria Chelli, alla Camera dei deputati – analizza a fondo la situazione del Paese, e in particola re quest’anno offre uno spaccato demografico del tutto nuovo: l’aumento straordinario della sopravvivenza, infatti, ha trasformato radicalmente la struttura della popolazione italiana e i suoi impatti economici, dando origine a una società in cui oggi convivono insieme più a lungo diverse generazioni. I loro percorsi di vita hanno contribuito a ridefinire il contesto demografico, sociale ed economico del Paese. Questo in un contesto di crescita moderata e di progressiva perdita del potere di acquisto, fino al 10% dal 2019 allo scorso marzo.
Istat: «L’inverno demografico colpisce il 30% delle imprese. A rischio il passaggio generazionale»
Dall’indagine, presentata dal presidente Chelli, la fotografia di un paese in cui convivono più a lungo diverse generazioni













