Sei milioni di lavoratori in meno nel giro di dieci anni, col rischio di non riuscire a rimpiazzarli. È il quadro presentato da Natale Forlani, presidente dell’Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, durante l’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica. Una «transizione senza precedenti in Italia - avverte - che richiede interventi immediati».

La popolazione in età lavorativa, che oggi è composta per lo più da over 45 (il 54,9% degli occupati), «cambierà radicalmente». Entro il 2060, diminuirà del 34%, portando così a «conseguenze inevitabili su crescita economica, welfare e sostenibilità della spesa pubblica».

In Italia, infatti, le pensioni rappresentano la voce più onerosa del Pil, il 15,3%. E, secondo le stime, arriverà al 17% in quindici anni.

I costi previdenziali sono il primo punto da cui partire secondo Forlani. Da una parte restringere gli schemi di ritiro anticipato, dall’altro innalzare progressivamente l’età di pensionamento. L’Istituto fa riferimento a «politiche di terza e quarta generazione per prolungare volontariamente il lavoro». Fra queste, la formazione continua, l’age management, la sicurezza e la flessibilità.